Malvasia delle Lipari DOC Naturale
Confezione e Formato: 6 Bottiglie da 500 ml
La nostra Malvasia delle Lipari DOC Naturale è un vino accattivante dall’inizio, con uno splendido colore “dorato verde”, cristallino e luminoso, ottima consistenza. Naso ricco, ampio e aromatico che va dalla frutta fresca matura (albicocca, fichi, nespole) a note aromatiche di lavanda e timo con leggero fnale mandorlato che conferisce grande finezza. Dal gusto dolce e immediato con grande sapidità e freschezza, caldo e avvolgente di lunga persistenza.
Caratteristiche:
- Alc.: 12,5%
- Vitigno: Malvasia delle Lipari 95%, Corinto Nero 5%
- Allevamento: a Spalliera
- Vendemmia: Tardiva
- Vinificazione: Contatto pellicolare e vinificazione a temperatura controllata
- Maturazione: 8 mesi in serbatoi termocontrollati
- Affinamento: 6 mesi in bottiglia
- Abbinamento: Ottimo con dolci al cucchiaio a tendenza grassa, ma anche con formaggi erborinati e piccanti.
La Malvasia:
Verso la metà dell’Ottocento un francese di gusti raffinati come Alessandro Dumas padre, in viaggio alle isole Eolie, scriveva: “venne portata una bottiglia di Malvasia delle Lipari; fu il vino più eccezionale che abbia mai assaggiato nella mia vita”. Altri uomini illustri ne furono stregati e altri lo definirono nettare degli dei, ma nel 1788 era stato uno scienziato, Lazzaro Spallanzani, uno dei fondatori della biologia moderna, a raccontare come si fa la malvasia: “non distaccasi quest’uva dalla vite se non è a perfetta maturità, il che si conosce dal bellissimo colore dorato e dal dolcissimo sapore che prende.
I vendemmiati grappi, pria liberati da grani fracidi o guasti, si lasciano al sole distesi sopra stuoje di canne palustri, per otto o dieci giorni, ed anche di più, fin che appassiscano. Poi si collocano su d’un mondo piano lapideo, attorniato da murelli, alti ciascheduno due piedi, e allora i grappoli si comprimono, e schiacciandosi, prima con pietra legata all’estremità d’una piccola trave, indi co’ piedi nudi, finattantochè tutto il sugo ne venga spremuto…
Di lì si trasfonde nelle botti a fermentare, finchè depurato sia perfettamente abile al bersi; il che avviane nel susseguente gennaio”. Le tecniche di produzione si sono affinate, ma il procedimento è molto simile a quello descritto dallo Spallanzani due secoli fa. Il nome Malvasia è una storpiatura veneta di Monembasia, cittadina del Pelopponeso, che fu colonia della Serenissima.
Nel Cinquecento a Venezia si chiamavano malvasie i vini di provenienza greca e malvasie erano le osterie della città lagunare in cui venivano venduti.
Secondo una certa interpretazione degli scritti di Diodoro Siculo, la presenza dell’uva Malvasia nelle Eolie risale al I° secolo avanti Cristo.
Secondo studi recenti le prime barbatelle di Malvasia vennero impiantate nelle Eolie, a Capo Gramignazzi (Salina), alla fine del XVI secolo.
Hauner: La Storia dal 1968
Carlo Hauner, bresciano di origine boema trapiantato nelle Eolie, è stato l’ideatore dell’azienda agricola che porta il suo nome. Da giovane era pittore e, non ancora ventenne, ha esposto alla Biennale di Venezia.
Negli anni della maturità ha ottenuto rilevanti successi in campo internazionale come designer. La passione per l’enologia può essere vista come l’ultima sfida di una vita intensa e costellata di interessi.
Alle isole Eolie arriva per la prima volta nel 1963, quando il turismo azzardava le prime timide apparizioni. Dopo alcune vacanze estive (ogni anno più estese), negli anni Settanta si trasferisce a Salina. Sempre irrequieto e curioso, viene attratto dalla coltivazione della Malvasia, l’uva che i contadini locali vendemmiano a metà settembre e fanno asciugare al sole per un paio di settimane. Secondo il metodo tradizionale, di giorno l’uva viene esposta all’aperto sui graticci e ritirata al tramonto. Hauner apprende così le tecniche locali di vinificazione e le integra con lo studio di testi antichi e moderni.
Quando decide che la conoscenza acquisita e la sua creatività possono dare un contributo ad un vino che in passato era stato celebre come “nettare degli dei” va alla ricerca di appezzamenti di terreno rimasti incolti a causa della forte emigrazione che ha portato in Australia e nelle Americhe migliaia di eoliani. Riesce a mettere insieme una ventina di ettari che ripulisce, ripristina agli antichi terrazzamenti e fa rivivere come vigneti. Introduce alcune innovazioni: fa appassire l’uva sulla vite e sperimenta tecniche di raffreddamento durante la fermentazione. Piccole rivoluzioni che affascinano gli esperti, a partire da Veronelli, e che portano la Malvasia di Hauner sulla tavola di prestigiosi ris





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